
Acqua, l’Autorità di Bacino registra surplus negli invasi del Sud. Rafforzato il monitoraggio
La disponibilità idrica nel Distretto dell’Appennino Meridionale mostra segnali di netto miglioramento. Dopo mesi segnati da preoccupazioni per la tenuta delle risorse, soprattutto in vista dell’estate, l’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, riunito il 12 giugno 2026, ha registrato un quadro complessivamente più favorevole rispetto alle precedenti rilevazioni.
Il dato riguarda sia il comparto potabile sia quello irriguo e interessa gran parte dei territori del Distretto. Non si tratta, però, soltanto di una buona notizia legata alla maggiore disponibilità d’acqua negli invasi e nelle sorgenti. La seduta dell’Osservatorio ha rappresentato anche l’occasione per fare il punto su due attività strategiche per la gestione futura della risorsa: la redazione del bilancio idrologico a scala distrettuale e l’integrazione della rete di monitoraggio quantitativo di pozzi e sorgenti.
Sono due interventi strettamente collegati, perché permettono di conoscere meglio la reale consistenza degli acquiferi, la capacità di ricarica delle falde e l’evoluzione della disponibilità idrica nel tempo. In un contesto segnato dai cambiamenti climatici, dall’aumento della domanda nei mesi estivi e dalle criticità infrastrutturali di alcune reti, disporre di dati aggiornati e affidabili diventa una condizione essenziale per programmare gli usi dell’acqua e prevenire nuove emergenze.
Per il comparto potabile, lo scenario di severità idrica viene indicato come “basso tendente a medio” per il Lazio e per la provincia di Chieti, in Abruzzo. Nel resto del territorio distrettuale la severità è invece classificata come “bassa”. È inoltre in fase di chiusura lo stato di emergenza per le province di Crotone e Reggio Calabria.

La segretaria generale Vera Corbelli ha precisato che, nelle province di Chieti e nell’ATO di Frosinone, non si registra una vera carenza d’acqua. La condizione di severità “bassa tendente a media” dipende soprattutto da criticità infrastrutturali, che la maggiore domanda estiva potrebbe rendere più evidenti. Il problema, dunque, non è sempre la quantità di risorsa disponibile, ma spesso la capacità dei sistemi di captazione, accumulo e distribuzione di rispondere in modo efficiente ai fabbisogni dei territori.
Nel corso dell’incontro, l’ingegnere Pasquale Coccaro ha illustrato i dati disponibili, evidenziando una situazione più soddisfacente rispetto allo scorso anno e surplus importanti rispetto all’ultimo biennio. Particolarmente positivo è il quadro dello schema dell’Ofanto, che comprende gli invasi di Conza della Campania, Saetta, Locone, San Pietro sull’Osento e Marana Capacciotti. La disponibilità attuale è pari a circa 142 milioni di metri cubi, con un surplus di circa 43 milioni rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Un recupero significativo si registra anche negli invasi del sistema Acque del Sud lucano. Monte Cotugno e Pertusillo mostrano una maggiore disponibilità rispetto a un anno fa, con un surplus complessivo di 124 milioni di metri cubi. Ancora più rilevante è il dato dello schema Fortore-Occhito, dove il surplus rispetto al periodo omologo dello scorso anno è di circa 150 milioni di metri cubi. In questo caso ha inciso anche la sostanziale mancata erogazione irrigua, ragione per cui l’Autorità ritiene comunque necessario proseguire il monitoraggio ai fini della programmazione.
Segnali incoraggianti arrivano anche dalle sorgenti del Calore irpino e del Sele, dove si registra un surplus di oltre 1.166 litri al secondo rispetto allo scorso anno, pur permanendo un leggero deficit rispetto alla media storica, pari a 596 litri al secondo. Per gli schemi idrici che servono ABC e quindi la città di Napoli, i gruppi sorgentizi risultano in surplus anche rispetto alla media storica, per oltre 200 litri al secondo.
Analoga valutazione positiva riguarda le fonti che alimentano le reti di Alto Calore Servizi, dove il surplus rispetto alla media storica supera i 72 litri al secondo. Le difficoltà che possono verificarsi nell’erogazione del servizio idrico, in questo caso, vengono ricondotte a problematiche infrastrutturali e non a una carenza della risorsa.
In Abruzzo, la severità idrica è “bassa” per l’area del Fucino, nel sub-ambito marsicano, e “bassa tendente a media” per il Chietino. La sorgente Verde presenta attualmente circa 1.800 litri al secondo, contro i circa 1.450 litri al secondo dello scorso anno, con un surplus di circa 450 litri al secondo. Anche qui il punto critico resta legato soprattutto alle infrastrutture.
Nel Lazio si osserva un miglioramento complessivo della disponibilità, con severità “bassa tendente a media” per il territorio dell’ATO 5 Frosinone. Le risorse appaiono in surplus rispetto alla media storica, ma restano le criticità connesse alla rete e alla capacità del sistema di sostenere i picchi di domanda.
In Calabria, invece, si registra un recupero sia per le fonti Sorical sia per il sistema Arvo-Ampollino. Il livello di severità idrica regionale viene valutato “basso”, pur nel permanere dello stato di emergenza per le province di Crotone e Reggio Calabria. La diga del Menta e quella dell’Alaco mostrano entrambe disponibilità superiori rispetto allo scorso anno, confermando una tendenza al recupero.
Anche la Basilicata conferma un quadro in miglioramento. Le indicazioni del gestore segnalano un recupero complessivo della disponibilità idrica regionale. Dal mese di maggio è rientrato nella normalità lo schema Basento-Camastra, per il quale si rileva ancora un incremento significativo della disponibilità all’invaso rispetto allo stesso periodo del 2024. Positiva anche la situazione del Molise, dove Molise Acque segnala un evidente recupero delle fonti e un grado di severità idrica “basso”.
Per il comparto irriguo, il quadro generale è ancora più netto: la severità idrica risulta bassa su tutto il territorio distrettuale. È un elemento importante per l’agricoltura e per le economie locali, ma non autorizza ad abbassare l’attenzione. La gestione della risorsa idrica, infatti, richiede programmazione continua, capacità di previsione e infrastrutture adeguate.
Proprio per questo, uno dei temi centrali affrontati dall’Osservatorio riguarda la costruzione del bilancio idrologico a scala distrettuale. L’ingegnere Luciana Giuzio, dell’Autorità Distrettuale di Bacino, ha illustrato l’avanzamento del progetto nato dall’accordo di collaborazione tra l’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale e il Consorzio Interuniversitario per l’Idrologia, con responsabile scientifico il professor Salvatore Manfreda.
L’attività rientra nel quadro del PED Acque, finanziato con il Fondo Sviluppo e Coesione 2014-2020, ed è finalizzata alla costruzione di un modello innovativo di bilancio idrologico e alla progettazione della rete di monitoraggio idro-pluviometrica. Il lavoro ha permesso di realizzare un database idrologico distrettuale strutturato e validato, ricostruire le serie di afflusso agli invasi strategici, definire il bilancio idrologico a scala di bacino e di distretto, calibrare modelli idrologici e sviluppare strumenti di supporto alla pianificazione.
È stato applicato il modello DREAM, calibrato con metriche adatte ai contesti mediterranei caratterizzati da scarsità di dati. Il modello opera su scala giornaliera, include un modulo neve calibrato e consente di descrivere le dinamiche di interscambio tra suolo e atmosfera, calcolando con precisione anche la componente evapotraspirativa, particolarmente importante nelle aree semi-aride.
Il progetto ha raggiunto circa l’80% del percorso complessivo. Questo consente già di quantificare la distribuzione della risorsa idrica naturale nel territorio del Distretto e di analizzare i trend di disponibilità. La fase conclusiva riguarderà la calibrazione finale del modello, l’aggiornamento cartografico al 2025 e la progettazione preliminare della rete di monitoraggio idro-pluviometrica a scala distrettuale.
Accanto al bilancio idrologico, l’Osservatorio ha affrontato anche il tema del monitoraggio quantitativo delle acque sotterranee. Il dottor Donato Sollitto, dell’Autorità di Bacino, ha sottolineato l’importanza di questo lavoro, ricordando che gran parte dell’acqua utilizzata per le attività umane deriva dalla captazione della circolazione idrica sotterranea, attraverso pozzi e sorgenti.
Nonostante la centralità di questa risorsa, i programmi di monitoraggio delle acque sotterranee nel territorio del Distretto risultano ancora carenti, soprattutto per quanto riguarda il controllo dello stato quantitativo. La difficoltà tecnica di tali rilevazioni ha reso necessario un intervento di potenziamento, promosso dall’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale nell’ambito del programma dedicato alla valutazione e al monitoraggio dello stato quantitativo, alla definizione del bilancio idrico e idrologico dei corpi idrici e alla valutazione del deflusso ecologico.
Secondo Vera Corbelli, il potenziamento del monitoraggio rappresenta un’azione non strutturale di grande rilievo, perché consente di rafforzare le reti regionali e di acquisire dati fondamentali per comprendere lo stato delle risorse idriche, le dinamiche della circolazione sotterranea, la capacità di ricarica dei serbatoi idrogeologici e il grado di rinnovabilità della risorsa.
Dopo una rilevazione capillare delle condizioni idrogeologiche del territorio distrettuale, l’Autorità ha definito una rete di monitoraggio quantitativo che integra il monitoraggio chimico. La rete prevede la selezione di sorgenti da sottoporre a rilevazione delle portate, sia periodica sia in continuo, e la realizzazione di nuovi pozzi e piezometri per misurare il livello delle acque sotterranee e le sue variazioni nel tempo.
Il percorso ha coinvolto direttamente Regioni e Agenzie Regionali di Protezione Ambientale, chiamate a condividere criticità, esigenze di potenziamento, proposte progettuali e iter autorizzativi. L’obiettivo è costruire un quadro conoscitivo più solido, capace di orientare le decisioni sulla disponibilità idrica per gli ecosistemi, per l’uso potabile, per l’agricoltura e per il comparto industriale.
Il quadro che emerge dall’Osservatorio è quindi positivo, ma invita alla prudenza. Il Sud e l’intero Distretto dell’Appennino Meridionale registrano oggi un recupero importante della disponibilità idrica, con surplus significativi in diversi schemi e una severità generalmente bassa. Tuttavia, la sicurezza idrica non dipende solo dalla quantità d’acqua presente negli invasi o nelle sorgenti. Dipende anche dalla qualità delle infrastrutture, dalla capacità di monitorare le falde, dalla conoscenza scientifica dei bacini e dalla programmazione degli usi.
La vera sfida sarà trasformare il miglioramento attuale in una gestione stabile e moderna della risorsa. L’acqua resta un bene strategico per l’ambiente, per le comunità e per il sistema produttivo del Mezzogiorno. Per questo il lavoro dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale assume un valore decisivo: non solo fotografare la situazione presente, ma costruire gli strumenti necessari per governare il futuro.
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Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale: www.distrettoappenninomeridionale.it